Pigri di tutto il mondo, unitevi. Avevate ragione voi. Lo sport non solo non migliora la nostra salute, ma in certi casi la può addirittura peggiorare. Ecco, l’ho detto. Domani, uscendo di casa, mi beccherò una bella grandinata di pomodori per colpa di questa affermazione. Ma prima di essere seppellito dagli ortaggi, ci tenevo a dire una cosa. Per chi è particolarmente “affezionato” al divano, questa non è purtroppo una scusa.

Lo sport e il fitness, infatti, sono due cose ben diverse, con finalità ben diverse, ma prima di comprenderne a fondo le differenze, è doveroso rispondere a un paio di domande.

  1. Che cosa intendiamo per sport?
  2. Lo sport fa bene a che cosa, esattamente?

 

Partiamo da una definizione un po’ grezza

Per sport, intendiamo qualunque disciplina regolamentata che metta in competizione i partecipanti e richieda uno sforzo fisico da parte di questi ultimi. Anche se non è precisa al cento per cento (Il bodybuilding è uno sport? Le freccette sono uno sport? Boh.), questa definizione ci aiuta a fare comunque un po’ di chiarezza: è facile intuire che il tennis è uno sport, mentre l’acqua-gym non lo è.

 

Lo sport fa bene. Sì, ma a che cosa?

È evidente come lo sport, che sia praticato per finalità agonistiche o amatoriali, apporti numerosi benefici. Forgia il carattere e spinge a superare i propri limiti, migliora l’umore, combatte lo stress e ci fa stare bene. A livello personale, ci aiuta a superare le difficoltà e rialzarci dopo lo sconfitte. Se giochiamo in una squadra, impareremo a stare con gli altri e gestire meglio le relazioni. Infine, a seconda della disciplina, noteremo per forza dei miglioramenti fisici. Nel nuoto, ci faremo le spalle grosse. Con la corsa, avremo un cuore superallenato. Nell’atletica, saremo… ehm, più atletici, appunto. 😊

Detto questo, premo di nuovo il tasto dolente.

 

Lo sport fa davvero così bene alla salute?

L’altro giorno parlavo con mio zio, tennista da una vita, e mi venne quasi spontaneo dirgli: ah, il tennis, chissà come farà bene! MICA TANTO, mi rispose. Tutti i tennisti che conosco hanno qualche acciacco. Chi al gomito, chi alle anche, chi alla spalla, chi alle caviglie, chi alle ginocchia… E ai polsi? No, rispose, ai polsi non mi pare.

Ah, ok…

 

Insomma, se ci pensiamo bene, Roger Federer non può fermare di punto in bianco un incontro e dire: chiedo scusa, possiamo riprendere tra dieci minuti che mi si è infiammato il popliteo? Deve stringere i denti e andare avanti fino a quando non verrà sancito un vincitore e un perdente, che di solito non è lui.

Continuando a fare sport, quindi, una partita dopo l’altra, un torneo dopo l’altro, il rischio di farsi male aumenta. Non dico che succederà per forza, ma è solo una questione di probabilità. Ti puoi infortunare sul campo, per uno strappo muscolare per esempio, oppure sulla lunga distanza, per colpa di infiammazioni o usure articolari. Quanti campioni, come l’idolo calcistico della mia infanzia, Marco Van Basten, hanno dovuto rinunciare anzitempo alla propria carriera a causa di caviglie distorte o ginocchia malmesse?

Anche lo sport amatoriale, come il classico calcetto del venerdì sera, non è esente da rischi, anche perché, di solito, ci mettiamo a compiere gesti atletici senza essere preparati per farlo.

Lo sport, in sintesi, ci spinge oltre i nostri limiti: fino a un certo punto va bene, ma poi, dopo un po’, come direbbe lo zio tennista, MICA TANTO.

 

Quindi, vuol dire che non dobbiamo fare sport?

Il messaggio che voglio trasmettere è questo: se uno sport ti piace, se uno sport ti appassiona fin nel midollo, fallo. Anche tutta la vita, se ti rende felice. Ma se ti dicono che devi fare sport soltanto perché hai un po’ di scoliosi o devi buttare giù qualche etto, allora ti dico di non farlo. Se quello che ti interessa è il benessere psico-fisico e non ambisci a sollevare la coppa dei campioni, allora ti dico di non farlo. Perché l’ottimo, banalmente, sta proprio nel mezzo. Né troppa attività fisica, come lo sport richiede, né troppo poca, come l’indiscutibile comodità del divano vorrebbe per tutti noi.

 

Allora, che cosa consigli di fare?

Andare in palestra (e basta) è certamente più noioso che correre dietro a un pallone, ma ha un grande, grandissimo vantaggio. Posso costruire un percorso di fitness su misura per me. Se sto facendo troppo poco, aumento l’intensità o il volume di allenamento. Se sto esagerando, posso tranquillamente decidere di riposare qualche giorno. Il rischio di infortunio c’è e ci sarà sempre, sia chiaro, ma, se mi alleno con intelligenza, potrà essere ridotto al minimo. La palestra non è l’unico ambiente dove potersi allenare e stare in forma, naturalmente, ma senza ombra di dubbio è quello più comodo e adatto un po’ per tutti.

 

Mi hai convinto, vado in palestra. E adesso?

Ogni allenamento andrebbe personalizzato a seconda di vari fattori, come l’età e lo stato di salute, ma, in quanto esseri umani, le componenti che dobbiamo migliorare sono uguali per tutti.

Le quattro fondamentali sono:

  • Salute cardiovascolare: il cuore è il muscolo più importante. Per questo le attività aerobiche (come correre, pedalare, camminare) non possono mancare in nessun programma di allenamento, non solo per prevenire le classiche patologie, ma anche per migliorare la circolazione, l’efficienza cardiaca e l’ossigenazione dei tessuti.
  • Metabolismo: un miglioramento dell’efficienza energetica delle nostre cellule è correlato anche alla presenza di massa muscolare. Più abbiamo muscoli, più le nostre cellule sono in grado di “smaltire” il glucosio nel sangue, aiutandoci a prevenire le malattie metaboliche come il diabete. Con l’avanzare dell’età inoltre, si assiste a una riduzione della massa contrattile nei nostri muscoli (la cosiddetta “sarcopenia”). Per questo motivo il lavoro con i pesi è stato ampiamente rivalutato negli anni ed è considerata l’arma antiaging per eccellenza in tutti i moderni protocolli di allenamento.
  • Forza: oltre alla perdita di muscolo, l’invecchiamento porta a un calo fisiologico della forza (la cosiddetta “diapenia”). Questo non vuol dire che dobbiamo diventare tutti dei sollevatori olimpionici, ma anche qui un lavoro serio e programmato attraverso i pesi può prevenire o rallentare questo fenomeno. Ricordiamo che è proprio la perdita di forza muscolare la causa di molti acciacchi della terza età: muscoli più deboli ci fanno incurvare in avanti per esempio, mettendo sotto stress la colonna vertebrale, o scaricano il peso sulle articolazioni, contribuendo all’usura e all’infiammazione cronica. In buona sostanza, preservare la forza dei muscoli aiuta a rimanere efficienti più a lungo, a tutto vantaggio della qualità della nostra vita.
  • Mobilità: infine, non dobbiamo trascurare le nostre articolazioni. Come avrai capito, sono queste le parti più delicate del nostro corpo. Spalle, anche, caviglie, gomiti, ginocchia, vertebre, insomma, tutte quante: senza di loro, la nostra efficienza motoria sarebbe compromessa. Per questo, quando ci alleniamo, occorre stare bene attenti a preservarne l’integrità, non solo con la corretta tecnica e un livello adeguato di volume e intensità, ma anche con esercizi mirati di allungamento attivo e passivo di tutta la muscolatura.

 

Obiezione, vostro onore. Anche con lo sport posso ottenere tutti questi miglioramenti!

Sì, ma non è detto. Prendi per esempio un maratoneta: lui concentrerà tutti i suoi sforzi sulla prima componente. Avrà la frequenza cardiaca sotto le scarpe (che è positivo) e un sistema cardiovascolare super-efficiente, ma sulla forza? Nada. Sulla muscolatura? Nada. In altri sport, come il calcio, lo stress sulle articolazioni come ginocchia e caviglie potrebbe diventare eccessivo. Infatti, dopo una certa età, bisogna appendere le scarpe al chiodo. Con questo, lo ribadisco, non voglio affermare che tutti gli sportivi siano destinati a diventare delle carcasse ambulanti. Ma è anche vero che, a furia di superare i nostri limiti troppo a lungo, perché abbiamo davanti un avversario da sconfiggere, un orgoglio da difendere, una retorica a cui obbedire, prima o poi il nostro corpo ci chiederà il conto.

Avremo voglia di pagarlo?