“Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere.”

Albert Einstein

 

Viviamo in un mondo di becchini. Lo siamo un po’ tutti, in verità, e io stesso che scolpisco queste parole baldanzose sulla tastiera potrei benissimo reclamare il diritto di esserne il Sovrano. Non me ne voglia chi fa questo di mestiere, ma non sono riuscito a trovare appellativo più calzante.

Il becchino, detto brutalmente, è colui che ti scava la fossa.

Il becchino è colui che, a furia di scavare e scavare, ti avvicina più rapidamente al capolinea. Il becchino può essere una persona qualunque che non ti sorride quando la incontri. Il becchino può essere uno di quei tanti schiavisti capi che ti costringono a stare incollato alla scrivania fino a farti venire una tendinite. Il becchino ti può avvelenare con i miasmi della sua sigaretta o farti il solletico mentre sollevi un bilanciere da mezzo quintale. Il becchino, che sia fuori o dentro di te, è quel ladro che ti ha derubato di ogni sogno e ogni speranza per il futuro.

Non è affatto un gentiluomo come Arsenio Lupin, ma assomiglia più a un cavaliere Jedi corrotto dal lato oscuro della forza. Come un agente virale, attacca le cellule le sane del nostro essere e si riproduce con voracità ovunque trovi qualcosa da distruggere o guastare. Il becchino ha mille volti e non avrebbe nemmeno un nome, se non glielo avessi dato io. Per la sua natura sfuggente e poliedrica, è anche piuttosto difficile individuarne le caratteristiche esatte, ma qui troverai un grossolano identikit.

 

Rapido identikit del becchino medio

  1. Può essere grande o piccolo. Può passare alla storia come grande statista o ammuffire nell’anonimato come una zecca qualsiasi.
  2. E’ arrogante ed egoista. Lui solo esiste in tutto l’universo esplorato e inesplorato. E se non c’è uno sgargiante tappeto rosso srotolato davanti ai suoi piedi, non si muove di un passo.
  3. Vede sempre e solo il lato negativo, in ogni situazione, in ogni persona, e ci tiene a puntare lì i riflettori come sulle passerelle di Hollywood.
  4. Si ciba di giudizi e pregiudizi dalla mattina alla sera, all inclusive. Non riflette, non approfondisce, non si mette mai in discussione.
  5. Credendosi già migliore, per non dire perfetto, si aspetta che siano gli altri a cambiare. Autocoscienza, questa sconosciuta.
  6. Invece di fare, lui critica in continuazione. Si arrocca come il Re sulla scacchiera, lasciando che siano le altre pedine a muoversi e sbrigare il lavoro sporco. Lui se ne tiene fuori e per questo non sbaglia mai.
  7. Non vede proprio di buon occhio il successo altrui. Se intravede qualcuno che ha qualità o talenti che lui non possiede, invece di provare stima e ammirazione, ecco che, come un coltello a serramanico, scatta l’invidia. E la lama è bella affilata.
  8. Non ha mai sentito parlare di empatia, ma nemmeno per sbaglio. Proprio non riesce a capire come gli altri possano avere una propria personale visione del mondo e per questo esprimere bisogni e opinioni divergenti.
  9. Non conosce e non rispetta il valore del tempo. Ti trattiene per nulla o ti fa stare in attesa. Si intestardisce sui dettagli, non sa pianificare e non rispetta le scadenze. Invece di far fluire le cose, le rallenta o peggio le fa arenare del tutto. In sua compagnia, le ore della tua vita sembrano sprecate, gettate nello scarico delle occasioni perdute.
  10. Non ragiona mai a lungo termine e il suo unico scopo sembra quello di sopravvivere con il minimo sforzo, guidato dai piaceri più effimeri come annegare nell’alcol o in un barattolo di Nutella 🙂
  11. Ha una sete vampiresca. Non vede l’ora di affondare i canini in un collo illibato e cibarsi delle sventure altrui. Vedere qualcuno che soffre, almeno in apparenza, lo fa sentire da Dio.
  12. E’ un camaleonte di razza pura e ha più facce di un cubo di Rubik. Si adatta alle circostanze con grande maestria, incurante di mentire, pugnalare o tradire. Pur di restare a galla, è disposto alle azioni più infime. La sua coscienza, evidentemente, ha il tagliando scaduto.
  13. E’ un sabotatore incallito di sogni e aspirazioni, imprese audaci e progetti ambiziosi. All’interno del suo campo visivo, nulla può e deve decollare.
  14. Detesta l’arte fin nel midollo, così come ogni espressione di creatività. Per lui, nulla si crea ma tutto si distrugge.
  15. In definitiva, a furia di stare a contatto con un becchino, che sia una persona in carne e ossa o un tuo demone interiore, perderai entusiasmo e gioia di vivere giorno dopo giorno, ti andrà il colesterolo alle stelle e ti beccherai un bel crampo alla mascella non appena cercherai di sorridere.

 

L’aspetto più inquietante di tutta la faccenda? Il becchino avrà sempre la vittoria facile. Perché fare una critica viene più naturale che esprimere un complimento sincero. Sprecare il tempo è meno complicato che organizzarlo. Abbuffarsi di cibo è di gran lunga più gratificante che mettersi a scolpire i propri addominali.

Insomma, alcuni atteggiamenti caratteristici del becchino sono pericolosamente alla portata di tutti. Ma se provi a liberartene, ecco che di colpo la strada si fa più ripida. Le probabilità di successo sono quasi tutte contro di te e LUI, il becchino, non aspetta altro che vederti cadere. Se ne sta bello seduto in poltrona, ruminando i suoi popcorn con in mano il suo gustoso cocktail di invidia e disprezzo, e ti osserva mentre cerchi di evolverti come persona e realizzare i tuoi sogni. Prima o poi, scivolerai, farai un passo falso, troverai la strada sbarrata, e a quel punto LUI sarà ancora lì, a puntarti il dito contro. Ti dirà, sogghignando: TE L’AVEVO DETTO!!!

 

Perché il becchino prima o poi, alla faccia tua, vince sempre.

Dai, sono stato un po’ duro: da come l’ho descritto, sembra il ritratto di Satana in persona, ma sono sicuro che ti sarà subito venuto in mente qualcuno che conosci. Noi però siamo diversi, vero? Per carità, noi NON siamo affatto COSI’.

Uhm, ma siamo proprio sicuri, sicuri, sicuri che non ci sia anche solo la zampetta di un becchino nei nostri comportamenti quotidiani? Che mi dici di tutte quelle volte in cui hai agito in modo impulsivo e fuori luogo? In cui ti sei lamentato senza muovere un dito per cambiare le cose? In cui hai criticato, giudicato, condannato gli altri senza metterti nei loro panni, senza mai farti venire il dubbio di avere sbagliato?

Nessuno di noi ne uscirà pulito al 100%. Ma è giusto che sia così. È stata la natura stessa ad averci progettato in questo modo, perché potessimo sopravvivere, al massimo risparmio energetico, in un mondo tanto ostile e pieno di rancore. La nostra crescita come esseri umani è una sporchissima guerra di trincea: per poter avanzare anche di un solo passo, dobbiamo sputare sangue e strisciare nel fango pur sapendo che, in un baleno, possiamo perdere ogni centimetro di terreno conquistato. Pur sapendo che non ci viene regalato nulla e arrendersi è così dannatamente facile, per non dire “preferibile”.

La bella notizia è che abbiamo una potentissima arma a nostra disposizione.

Se non ne hai mai sentito parlare, si chiama CONSAPEVOLEZZA.

Grazie a quelle simpatiche cellule neuronali che ogni tanto rilasciano impulsi all’interno del cranio, possiamo prendere coscienza dei nostri pensieri e delle nostre azioni. In OGNI momento. Possiamo stanare quella creatura pigra e lagnosa dentro di noi e gridare a squarciagola BECCHINO!, BECCHINO!, BECCHINO!, come se fossimo nel bel mezzo di un’invasione di zombie. A quel punto, nel panico generale, il becchino verrà smascherato e sarà costretto a uscire di scena a testa bassa. È un po’ come nei cartoni animati che, da bambino, mi tenevano incollato al tubo catodico: il “cattivone” di turno viene puntualmente messo KO alla fine di ogni puntata, ma all’inizio della successiva, ecco che ritorna alla carica più determinato di prima, inventandosi un nuovo modo di colpire. Più duro. Più incisivo. Più inaspettato. Come la vita.

Che mondo sarebbe senza becchini? Che siano qui per uno scopo preciso? Magari per vincere e dominare su tutti di noi come satrapi senza cuore, oppure per darci la possibilità di sconfiggerli?

Non è difficile immaginare che, senza di loro, ci sarebbero meno guerre, meno ingiustizie, meno prevaricazioni. Potremmo vivere tutti più sereni e più a lungo. E ci vorremmo tutti più bene, come tanti teneri zuccherosi orsacchiotti.

Ma possiamo fare qualcosa perché ciò si avveri? Esisterà mai una soluzione DEFINITIVA che, puff!, possa farli volatilizzare una volta per tutte?

Sarò pure miope, ma non intravedo molte soluzioni all’orizzonte. L’unico modo è metterci noi a scavare, giorno dopo giorno, granello dopo granello. L’unico modo è iniziare proprio da noi stessi. Dal nostro scalpitante e indisciplinato becchino interiore.

Più velocemente scaveremo, più velocemente lo seppelliremo. Più saremo forti e tenaci, prima riusciremo a recuperare quel tesoro perduto di cui LUI ci ha privato per tutto questo tempo. Un tesoro che magari, osando un po’, potremo anche chiamare Felicità.