“Il dogma è nient’altro che un esplicito divieto di pensare.”

Ludwig Feuerbach

 

Il branco non ha mai fatto per me, lo confesso. Ogni volta che ho tentato di far parte di un gruppo, mi sono sempre sentito goffo come un pinguino. I dogmi che cercavano di impormi, quelle verità indiscutibili che non potevo sfiorare nemmeno con un mignolo, erano per me dei grossi grossissimi bocconi amari da mandare giù. Invece di rafforzare la mia “fede” o il mio senso di appartenenza, non facevano che avvelenare le mie convinzioni e costringermi, alla lunga, a prenderne le distanze.

Dottore, è grave? Rinunciare alla libertà di pensiero mi ha sempre fatto venire l’orticaria. Soprattutto accanto a persone che la pensano come me. Soprattutto quando questa libertà mi spalanca un vuoto cosmico attorno e brucia il terreno sotto ai piedi, facendomi restare ai margini, facendomi perdere delle ghiotte opportunità.

Dottore, è grave? Continuo a cambiare idea ogni cinque minuti. Non mi accontento mai né di quello che scopro, né di quello che penso di sapere. Mi piace ampliare lo sguardo, sfidare a viso aperto le mie convinzioni e lasciarmi schiaffeggiare brutalmente da chi ha un’opinione diversa dalla mia. Molto spesso, invece di difendere le mie idee davanti agli altri, lascio che si sciolgano come ghiaccioli appiccicosi.

La vedo un po’ come arrampicarsi su una parete di roccia. Procedi lentamente, a tentativi, insicuro e impacciato come una foca nel deserto. Scandagli questa parete vertiginosa palmo a palmo, alla ricerca di un punto fermo, e non appena ne trovi uno, allora metti giù il piede e continui a salire, alla ricerca di un nuovo punto fermo. E’ un percorso sfiancante, costellato da insidie e vicoli ciechi, ma ne vale la pena. Perché quando scopri che esiste un punto fermo, quando scopri tu stesso che è solido e sicuro, ecco che non si torna più indietro e puoi solo andare avanti.

 

Può succedere che qualcun altro trovi dei punti fermi ancora più sicuri e allora sei chiamato anche a tu a cambiare la prospettiva. Può succedere che quello che credevi un punto fermo, a lungo andare, si riveli un po’ traballante, ecco. Può succedere che, a un certo punto del percorso, tu decida di aggrapparti cocciutamente a un punto fermo che, magari, nel tempo, si è logorato, ti impedisce di cercarne altri, diventa esso stesso un dogma.

Prendiamo la scienza. La scienza, in linea teorica, è allergica ai dogmi. Rinnega ogni conoscenza precostituita, non verificata, rinnega qualunque affermazione che non possa essere dimostrata in modo rigoroso. Ipotesi e teorie vengono formulate dagli scienziati con la consapevolezza che costituiranno dei pilastri piuttosto precari. Il loro lavoro è proprio quello di smontare le certezze acquisite e trovarne di migliori.

È difficile. È frustrante. Ma se ci fossimo attenuti ai dogmi vigenti, a quest’ora la Terra avrebbe ancora per noi la forma di un fresbee. E se guardiamo all’etica e al comportamento, la faccenda si complica un pochino. Chi mi dice che quello che considero giusto o sbagliato non sia viziato da un dogma colossale? Proclamare a caratteri cubitali NESSUN DOGMA, come qualcuno potrebbe obiettare, non è esso stesso un dogma?

Se fin qui ti è venuta un’emicrania, siamo in due, ma abbiamo un modo per farcela passare. Come? Con lo STRESS TEST. Significa che dobbiamo massacrare tutte le convinzioni “sospette” fino a farle sanguinare, metterle in discussione con una raffica di domande scomode che magari non vorremmo porci o a cui non abbiamo mai voluto dare una risposta sincera. Del tipo…  Come ha avuto origine questa convinzione e perché continua a esistere? La sua funzione è ancora giustificata oppure ha fatto il suo tempo? E’ il risultato di una conquista oppure mi è stata imposta da qualcuno? Quante persone soffrono a causa di essa? Esistono alternative migliori che potrebbero sostituirla? In altre circostanze, in altre parti del mondo, avrebbe ancora un significato?

Se, come cavie coraggiose, provassimo a usare lo stress test su noi medesimi, potremmo scoprire che le nostre convinzioni non sono davvero così autentiche, cioè non sono davvero “nostre” come pensavamo. Magari abbiamo chiuso un occhio o due su alcuni aspetti mai considerati prima, magari non abbiamo confrontato tutte le opinioni in piazza, né valutato attentamente tutte le alternative disponibili. Sempre che sia il risultato di una scelta consapevole, non viziata da opportunismi o interessi di comodo, ecco che cambiare idea e sposare nuovi orizzonti di pensiero, anche in severo contrasto con i precedenti, non è più un comportamento da biasimare come siamo stati abituati.

D’altronde, chi di noi ragiona allo stesso modo di quando era un adolescente coi baffetti? Crescendo accumuliamo esperienza, scopriamo cose nuove, non è oggettivamente possibile restare sempre le fotocopie di noi stessi.

Non riconoscere i dogmi per quello che sono, tenerseli addosso per pigrizia o polverosa consuetudine, potrà farci pure dormire sonni tranquilli, potrà farci sentire invincibili come un Avenger, ma pensaci bene: davvero vuoi legarti questi macigni al collo e affondare rapidamente verso l’abisso? Hai idea di quante persone sono morte stecchite per colpa di credenze sbagliate? Hai idea di quanto il mondo abbia sofferto nel corso dei secoli perché qualcuno non ha mai voluto uscire dai propri fortini ideologici?

Come ci ricorda saggiamente il filosofo Feuerbach, un dogma è un esplicito divieto di pensare, e di conseguenza, aggiungerei, anche di essere. Abbandonali lungo il cammino: solo così potrai iniziare a vivere la tua avventura solitaria e scoprire il tuo io autentico.