Dovrai pur morire di qualcosa prima o poi, no? Così ti dirà qualcuno non appena cercherai di metterti in forma, smettere di fumare o dire basta a qualche vizio nocivo per la tua salute. In altre parole, è inutile sbattersi tanto. Alla fine, l’”amica” munita di falce (beh, amica non tanto) ti verrà a bussare alla porta, quindi tanto vale rilassarsi e godersi la vita più che si può.

Questa è una delle principali argomentazioni usata contro i cosiddetti “salutisti” e, in generale, contro chiunque cerchi di fornire raccomandazioni e linee guida su come prevenire le malattie e migliorare la nostra condizione fisica.

Nessuno qui, ovviamente, pensa di essere immortale: mica possiamo competere con la regina Elisabetta d’Inghilterra! Tutti noi siamo consapevoli che verrà un giorno in cui non esisteremo più, perlomeno nella forma a noi conosciuta, eppure siamo convinti che vivremo il più a lungo possibile, talmente a lungo da ritenerci in qualche modo invincibili. Se fossimo davvero consapevoli della nostra precarietà, sono convinto che ogni giorno faremmo scelte ben diverse. Non sprecheremmo il nostro tempo in attività futili, per esempio, né ci lasceremmo avvelenare il fegato dalle nostre piccole beghe quotidiane. Sapremmo distinguere bene che cosa è importante e lasceremmo scorrere via quello che importante proprio non è.

In ogni caso, lo scopo per cui uno decide di intraprendere un percorso di crescita e benessere non è certo quello di inseguire l’immortalità, né tantomeno giungere alla veneranda età di Matusalemme.

Lo scopo di stare bene è soltanto, per l’appunto, stare bene.

Chi fuma, per fare un esempio a caso, sa benissimo che potrà farsi venire un cancro ai polmoni. Pur di concedersi il piacere di una sigaretta, è disposto a correre questo rischio. Ma il punto qui non è la malattia in sé. Il punto è tutto quello che la malattia porta con sé: paura e sofferenza per sé stessi e per i propri cari, tempo speso in cure magari lunghe e dolorose, qualità della vita compromessa, eccetera, eccetera.

A mio avviso, se possiamo fare qualcosa per evitarlo, anche ora, abbiamo il dovere di farlo. E se non ci piace pensare a lungo termine, perché non si sa mai, allora focalizziamoci pure sul breve. Se mangio bene, sto bene, adesso. Se sto bene, ho più energia, più vitalità, più efficienza, adesso. Se ho più energia e meno acciacchi, posso fare più cose. Posso godere di più la vita, adesso.

Certo, quando in passato mi riempivo di zuccheri e grassi saturi come se non ci fosse un domani, godevo davvero tanto e anche io continuavo a ripetermi: non posso certo rinunciare a questo e a quello, si vive una volta sola, perdio! E continuavo a ripetermelo anche quando il mio corpo iniziava ad accusare malesseri qua e là, giorno dopo giorno: affaticamento, pesantezza, bruciori di stomaco, picchi glicemici, nervosismo. Certo, poca roba, se vogliamo, roba che molti di noi sarebbero disposti a sopportare, pur di far felice il palato. Ma questi e altri vizi, ripetuti nel tempo, si traducevano per me in una vita pigra, sottotono e, alla lunga, insoddisfacente.

Ora che ho avuto il coraggio e la determinazione di toglierli, tutti quanti, e so come ci si sente, non ho alcuna intenzione di tornare indietro. Se qualcuno mi dice che di qualcosa devo morire, per farmi capire che la mia non deve diventare un’ossessione e ogni tanto si può sgarrare, ok, lo ringrazio. Ma questa affermazione non deve diventare un pretesto per non fare nulla, o per uniformarsi a quello che la gente pensa tu debba fare del tuo corpo e della tua vita.

La vita può essere breve, se tu la rendi tale.