Meditare deriva dalla parola latina meditari, che a sua volta deriva da mederi, cioè “curare”. Nell’immaginario collettivo, chi pratica la meditazione è seduto a gambe incrociate nella posizione del loto, gli occhi chiusi e la schiena dritta, l’indice e il pollice che si toccano formando un anello bizzarro. Da fuori, per alcuni, la meditazione potrebbe sembrare una grossolana perdita di tempo, dal momento che non si deve fare granché, se non rimanere fermi e imperturbabili come la statua di un Buddha.

Meditare ha diversi significati, naturalmente, ma ci sono dei tratti comuni su cui vale la pena soffermarsi. Quando meditiamo, magari per risolvere un problema che ci assilla o approfondire un argomento che ci sta a cuore, ci sbarazziamo di tutti gli stimoli interni ed esterni per concentrarci su un oggetto molto, ma molto, specifico. Quando decidiamo di concentrarci veramente su qualcosa, rallentiamo fino quasi a fermarci. Le distrazioni recedono sullo sfondo e la mente può liberarsi, almeno per un po’, di tutto quel polverone di pensieri, preoccupazioni e stati d’animo che assillano le nostre vite di Sapiens.

La meditazione, di fatto, è una pratica spirituale che, se portata avanti con costanza, è in grado di calmare e purificare la mente, annullare la nostra individualità e farci comprendere, o riscoprire, che siamo parte di un tutto di gran lunga più vasto e “mastodontico”. Puoi chiamarlo divino, puoi chiamarlo universo, decidi tu, ma questo è lo scopo: raggiungere uno stato di consapevolezza più profondo.

Ma anche se non vogliamo diventare degli asceti “illuminati”, la meditazione è alla portata di chiunque e comporta numerosi benefici per il nostro stato psicofisico. Costringendo la mente a focalizzarsi su una sola cosa per volta, per un periodo di tempo più o meno lungo, le onde cerebrali cambiano frequenza e diventano più lente. Le onde beta, che caratterizzano il nostro normale stato di veglia, lasciano il posto alle onde alfa e alle onde theta. La parte analitica della mente viene temporaneamente disattivata e, allo stesso tempo, vengono stimolate nuove aree del nostro cervello. Risultato? Saremo più sereni, calmi, centrati, creativi e aperti a nuove idee. I livelli di stress saranno tenuti a bada e potremo anche conoscere aspetti di noi stessi che magari non abbiamo mai voluto o potuto indagare.

Che dire? Per non fare nulla, questi mi sembrano risultati strabilianti. Ma non è così facile come sembra. Uno, la nostra mente non è abituata a fermarsi, a volte nemmeno per pochi minuti, e allora inizierà a vagare a destra e manca, ribellandosi e producendo un valanga di pensieri forse ancora più dirompente di prima. Due, anche il corpo inizierà a frignare come uno scolaretto capriccioso, implorando di muoversi o reclamando l’attenzione con formicolii, pruriti e fitte dolorose. Tre, ci vuole pazienza, e noi, di solito, non l’abbiamo mai.

Detto questo, da dove iniziare? Le tecniche di meditazione sono numerose e anche molto diverse tra loro, ma, come dice il titolo di questo post, l’ideale è partire dal respiro. Il respiro è un oggetto semplice da osservare e, soprattutto, è sempre lì a nostra disposizione. Inutile, almeno agli inizi, complicare troppo le cose. Trova una posizione che sia comoda, ma anche attiva, cioè che non ti faccia venire l’abbiocco. Tieni la schiena ben dritta, le spalle rilassate, chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro più a lungo che puoi (può essere sulle narici, sull’addome oppure sul torace). Se ti può aiutare, conta i respiri. Se la mente decide di passare ad altro, smetti di contare e riporta gentilmente l’attenzione sul punto del corpo che hai scelto, e poi ricomincia a contare.

Non sentirti in collera se non ci riesci, e non cercare di ottenere un risultato a tutti i costi. Meditare richiede tempo e dedizione. Non è una gara. Quello che viene, va bene lo stesso, SEMPRE.

Prova a farlo all’inizio della giornata e/o alla sera, prima di coricarti. Comincia con pochi minuti, e poi, con l’aiuto di un timer, allunga sempre di più la durata. E non scordarti, al termine della pratica, di dedicare qualche istante a percepire gli effetti che ha avuto su di te. Vedrai che, a lungo andare, il tuo respiro si farà più lento e profondo. E anche la mente, di conseguenza, potrà calmarsi e diventare più lucida.

Come ci rivela l’etimologia stessa della parola, meditare vuol dire anche curare. E il nostro respiro ci dona la vita ogni giorno, ogni istante. Quale cura migliore ci potrà mai essere?