Se non stai dritto sulla sedia, a lungo andare diventerai gobbo e ti farai venire il mal di schiena! Così ti dicevano grossomodo in tenera età, per convincerti a mantenere una postura “corretta” sul banco di scuola e per non pregiudicare la salute della tua giovane (ma non per sempre) colonna vertebrale.

Molto spesso, infatti, quando si tratta di individuare le cause dei sempre più frequenti mal di schiena, sono le cattive posture e le anomalie della colonna come scoliosi o iperlordosi a finire dritte sul banco degli imputati.

Ma è davvero così? Esiste sul serio un collegamento così lineare tra una postura scorretta o difettosa e i dolori più o meno lancinanti che affliggono le nostre schiene?

I più recenti studi scientifici, in verità, stanno erodendo questa convinzione fin dalle fondamenta. Basti solo citare lo studio “Sit Up Straight”: Time to Re-evaluate”, pubblicato nel 2019, che arriva a una conclusione piuttosto sbalorditiva: il dolore cronico alla schiena e alla colonna vertebrale non è legato direttamente alla postura che assumiamo ogni giorno. Ma allora perché, se così fosse, dovremmo preoccuparci così tanto di come stiamo seduti alla scrivania o stravaccati sul divano mentre ci godiamo la nostra serie tv preferita?

 

Dunque, la postura è così importante?

Come detto, fin da piccoli ci hanno inculcato l’idea che esiste una postura ideale a cui tutti dovremmo tendere in nome della salute e della longevità. La nostra colonna vertebrale, una struttura di per sé straordinaria, capace di garantire forza, resistenza e allo stesso tempo elasticità al nostro corpo, ha delle curve fisiologiche che non andrebbero mai alterate, né in un senso, né nell’altro, altrimenti ne verrebbe compromessa o comunque ridotta l’efficienza. In altre parole, se per esempio quella curva lombare là sotto viene appiattita oppure accentuata, si rischierebbe di provocare lesioni a lungo termine come ernie, protusioni e infiammazioni croniche. Stesso discorso se la colonna, vista a livello frontale, non è perfettamente dritta: se ti trovano una scoliosi, cioè una deformazione “laterale” della colonna, stai sicuro che verrai iscritto d’ufficio a qualche corso di nuoto.

Le anomalie strutturali della colonna possono essere congenite, certo, ma molto spesso sono i nostri comportamenti quotidiani e ripetuti nel tempo a provocare modifiche e adattamenti alla postura.

La verità è che non troveremo mai una colonna vertebrale perfetta al cento per cento. Questa è, come detto, il risultato della nostra genetica, ma anche e soprattutto di un adattamento che il nostro organismo mette in atto per far fronte alle sollecitazioni ricevute giorno dopo giorno. In soldoni, è inutile incaponirsi troppo sulla propria postura perché non soltanto questa non corrisponderà mai a quell’ideale sancito dai libri di anatomia, ma non sarà nemmeno in grado, da sola, di prevenire fastidi, dolori e problematiche varie alla nostra schiena.

 

Ma allora cosa provoca il mal di schiena?

Dagli studi più recenti sappiamo che la postura non è generalmente la causa diretta dei dolori alla schiena, ma ciò non significa che non sia in qualche modo implicata. Se rimango tutto il giorno seduto davanti a un computer, è probabile che alla sera mi venga qualche fitta dolorosa tra le scapole, ma ciò non è dovuto tanto alla postura, di certo non ottimale, quanto all’assoluta mancanza di movimento.

Il problema, in altri termini, è quello di aver mantenuto la stessa identica postura per troppo tempo. Il nostro corpo, infatti, ha bisogno di muoversi continuamente: hai mai notato, per esempio, quanti micromovimenti facciamo durante il sonno, in una posizione in apparenza così immobile?

Insomma, per quanto non sia facile nemmeno per un professionista individuare la causa esatta di un determinato mal di schiena, è molto probabile che, statisticamente, siano la pigrizia e il poco movimento a fare i danni maggiori. E non appena arrivano i primi segnali di dolore, ecco che si rischia di entrare in un circolo vizioso: attiveremo cioè dei meccanismi di difesa che ci costringeranno ancora di più al riposo e alla sedentarietà. Avremo paura di muoverci e di sovraccaricare la colonna vertebrale, rendendola così sempre più debole e disfunzionale.

Lo stesso meccanismo può scattare per i problemi posturali. Se dovessi scoprire di avere una scoliosi, per esempio, apriti cielo. A livello psicologico, vivrei nella paura di peggiorare la situazione, limitando così i movimenti e gli sforzi anche quando magari non ce ne sarebbe bisogno. Questo si chiama effetto nocebo, parente stretto del più conosciuto “effetto placebo”: mi convinco cioè che qualcosa mi procurerà dolore (come un difetto posturale) e inizierò a comportarmi in modo tale che, alla fine, per altre vie, quel dolore arriverà per davvero.

Questo non significa naturalmente che io debba prendere sottogamba qualunque problema mi venga diagnosticato. Il punto da capire è che, prima di sospendere o limitare l’attività fisica, bisogna essere ragionevolmente sicuri che la postura sia davvero la causa e non magari un atteggiamento difensivo nei confronti del dolore stesso.

 

Ci dimentichiamo della postura, quindi?

Sulla base di quanto detto finora, sarebbe facile e liberatorio liquidare la questione con un sì, freghiamocene della postura e accogliamo con gioia ipercifosi e iperlordosi come se nulla fosse. Ricordiamo però una cosa: se è vero che la postura in sé non è causa diretta del dolore, essa ha comunque una componente funzionale e anche una componente emotiva.

Funzionale perché una determinata postura, vicina ai canoni “ideali”, ci aiuta a raggiungere determinati risultati: sollevare un bilanciere alla panca piana o cimentarsi in una verticale sulle mani non sarebbe il massimo con una bella ipercifosi (anche detta volgarmente “gobba”), non trovi? Emotiva perché la postura è in grado di influenzare il nostro stato d’animo, così come il nostro stato d’animo è in grado di influenzare a sua volta la postura. Detto in parole povere, mantenere una certa postura troppo a lungo nel tempo, come quella tipica in cui ci chiudiamo in noi stessi stringendo le spalle e incurvando la schiena, potrebbe renderci più fragili, insicuri e magari anche un po’ giù di corda.

La nostra priorità, insomma, dovrebbe essere quella di migliorare la nostra condizione fisica attraverso l’allenamento: i benefici sulla postura dovrebbero essere quindi, si spera, una naturale conseguenza.

 

Ricapitolando

  • I più recenti studi hanno smentito l’esistenza di un legame diretto tra anomalie posturali e dolore cronico a lungo termine.
  • Non esiste una postura perfetta e ideale: ognuno si tiene quella che ha per vari fattori, tra cui la genetica e lo stile di vita. In altre parole, la postura è un meccanismo di adattamento dell’organismo alle varie sollecitazioni che si trova ad affrontare.
  • La presenza e la diagnosi di anomalie, come scoliosi o curve della colonna troppo piatte o accentuate, possono dare il via a un circolo vizioso, detto anche effetto “nocebo”, in cui una persona, per timore di peggiorare la propria condizione, smette di allenarsi e compiere sforzi, indebolendo ancora di più la sua struttura muscolo-scheletrica ed esponendosi ulteriormente al rischio di problematiche dolorose alla schiena.
  • La colonna vertebrale e la schiena nel suo complesso sono strutture straordinarie in grado di garantire resistenza, mobilità ed elasticità: pertanto vanno allenate il più possibile attraverso il movimento e gli esercizi di forza. Nella maggior parte dei casi, infatti, i mal di schiena derivano da una sua debolezza e in generale dalla sempre più diffusa sedentarietà.
  • L’allineamento posturale non dovrebbe diventare quindi un’ossessione. Se ci alleniamo bene, e in modo intelligente, questo sarà sufficiente al fine di ottenere benefici alla nostra postura, che sarà quindi più funzionale per determinate attività e portatrice di benessere anche a livello emotivo.