Smetti di identificarti con la mente. Questo è uno dei precetti al centro di molte filosofie spirituali, soprattutto in oriente, il quale, se applicato con costanza e con convinzione, può davvero cambiare radicalmente noi stessi e, di conseguenza, anche le nostre vite.

Ma cosa significa esattamente la massima “non sei la tua mente”? E che cosa saremmo, altrimenti? Delle amebe?

Il discorso non è affatto semplice come potrebbe sembrare e, d’altronde, questa nostra mente sbarazzina farà di tutto per impedirci di assimilare questo concetto nel migliore dei modi.

L’equivoco di fondo, tanto per cominciare, sta proprio nell’idea stessa di “mente”. Non esiste una sola mente: secondo la filosofia orientale che ho studiato e approfondito, quest’ultima infatti sarebbe divisa in più livelli. E quando sentiamo in giro affermazioni come non identificarti con la mente, oppure non essere la tua mente, si fa riferimento al livello più basso e conosciuto. Cioè a quella mente, battezzata simpaticamente come “mente cucciolo” o “mente bambino”, che produce di continuo dei pensieri e dei dialoghi interni, rimuginando spesso sul passato e inquietandosi per il futuro, incapace di accontentarsi e di godersi a pieno il presente.

Questi pensieri, appunto perché “infantili”, sono in genere agitati, confusi e martellanti. Sono come delle voci interiori che chiacchierano e si lamentano in continuazione, senza mai trovare una vera soluzione ai nostri problemi, anzi, creandone di nuovi. In altre parole, questa nube di pensieri ricorrenti e fuori controllo ci rende sostanzialmente insoddisfatti e, alla lunga, tremendamente infelici. Il fatto è che questa mente, proprio come un bambino, non è capace di essere obiettiva e lucida, schiava com’è di paure, desideri e aspettative che molto spesso hanno poco a che fare con la realtà.

Soffione

Se ci lasciamo trascinare ogni giorno da questo tipo di mente o, ancora peggio, se pensiamo che risieda proprio lì la nostra vera natura (cioè che quella mente siamo noi), ci lasceremo sfuggire un dettaglio fondamentale, vale a dire che i pensieri prodotti dalla mente possono essere osservati, consapevolizzati e, in sostanza, controllati. In altre parole, esiste un livello della nostra mente che funge da “genitore” e vigila sul comportamento di quella parte più frivola.

Quindi, se i pensieri possono essere osservati, significa che dentro di noi c’è anche un osservatore. Che sia parte o meno della nostra mente, poco importa. Questo osservatore esiste e può essere chiamato in causa ogni volta che vogliamo. E più lo facciamo, più la nostra mente si calmerà. E più lo facciamo, più capiremo che quella mente a cui tendiamo a obbedire giorno e notte è soltanto una parte, oserei dire secondaria, di noi stessi. Ha il suo scopo, la sua funzione, questo è fuori di dubbio, ma si non merita affatto tutto questo potere.

Già, perché la mente cucciolo non si limita soltanto a lamentarsi e chiacchierare, facendoci sballottare senza sosta tra un passato ormai alle spalle e un futuro che ancora deve divenire. La mente cucciolo, a lungo andare, diventa la nostra identità. A furia di pensare che non siamo capaci, per esempio, finiremo per credere veramente di non essere capaci. A furia di preoccuparci per il futuro, diventeremo ansiosi e perennemente agitati. A furia di rivangare nel passato, finiremo per essere delle persone nostalgiche e magari rancorose.

Insomma, pensare di essere solo e soltanto la nostra mente, identificarsi solo e soltanto con i pensieri che la infestano perché così siamo abituati a fare, significa non essere mai pienamente soddisfatti, significa inseguire una felicità che, proprio come un’anguilla, tenderà sempre a scivolarci via dalle mani.

Meditazione

Come se ne esce? La risposta è semplice, ma di certo non scontata: meditiamoci su.

Molte tecniche di meditazione, infatti, hanno proprio lo scopo di “spegnere” la mente bambino e spezzare alla radice quell’incantesimo che ci fa identificare con i pensieri. Per esempio, nella meditazione zen, il lavoro consiste nell’osservare direttamente i pensieri, le sensazioni e gli stati d’animo prodotti dalla mente, cercando di mantenere un certo distacco. In questo modo, poco per volta i pensieri vengono smascherati e “depotenziati”, lasciando un vuoto fertile da riempire con altri contenuti più profondi e costruttivi.

La meditazione diventa perciò un lavoro costante e puntiglioso che va a controbilanciare lo strapotere della mente cucciolo. Se si riesce a metterla a tacere per un po’ di tempo, scopriremo che la nostra natura di essere viventi è molto più profonda. Scopriremo, per esempio, di non essere soltanto un corpo con un’età anagrafica, una casa, una famiglia, un vissuto, e tutto il resto, ma esisteremo a prescindere da tutto.

Scriverlo è un conto, vivere quest’esperienza è un altro. L’importante è che tu lo sappia: sei molto di più della tua mente, molto ma molto di più.

Chiudi gli occhi e inizia a osservare.