“Gli uomini non sono puniti per i loro peccati, ma dai loro peccati.”

Elbert Hubbard

 

Prendi una sfiga qualunque. Una piccola, non eccessivamente tragica. Diciamo che qualcuno, al parcheggio, ti lascia un bel graffio sulla macchina.

Come reagiresti? NON BENE, diciamo così.

E ti potresti chiedere anche perché, tra le milioni di automobili lasciate incustodite sul pianeta, doveva succedere proprio alla tua? E’ tutta opera del caso, né più, né meno, oppure, forse, potrebbe essere colpa del cosiddetto karma “negativo”. Già, hai fatto qualcosa di male/brutto in questa vita (o in una di quelle precedenti, chi può dirlo), qualcosa di cui magari non ti sei accorto oppure ti sei già dimenticato, e ora vieni punito.

Già, il karma viene proprio comodo per giustificare l’origine delle nostre innumerevoli sfighe quotidiane, e anche se non abbiamo delle prove tangibili che ci confermino la sua effettiva esistenza, io credo che questo intricato meccanismo di causa ed effetto, in qualche modo, funzioni.

Torniamo per un attimo alla tua, cioè alla MIA, macchina.

Ecco che esco dalla palestra e, prima di salire in auto, mi avvedo di una bella strisciata biancastra, come il graffio di una strega, all’altezza del passaruota. Di primo acchito, dalla bocca mi affiora qualche grugnito in lingua turca, per poi passare a un componimento in dolce stilnovo nei confronti dell’ignoto sfregiatore di carrozzerie e infine, cosa alquanto strana, faccio un profondo sospiro liberatorio e mi sciolgo in un sorriso.

Proprio così, un sorriso sereno e rilassato.

Perché quella scena davanti ai miei occhi, a pensarci bene, si è dimostrata la migliore lezione sul karma che avessi mai potuto ricevere. E non me ne sarei mai accorto, se non mi fossi fermato un attimo a riflettere sul contesto: quando ero arrivato, il parcheggio era superaffollato e io, impaziente, avevo incastrato il mezzo in uno spazio piuttosto angusto vicino al mastodontico SUV. Solo allora mi resi conto di aver lasciato pochissimo spazio di manovra per uscire.

In buona sostanza, era stata tutta colpa mia. Un impacciato, colossale AUTOGOL.
Invece di buttarmi a capofitto nel primo posto libero, avrei dovuto sbattermi di più per trovarne uno migliore, anche se richiedeva più tempo e più fatica. A quest’ora la mia auto sarebbe illesa e sarei potuto tornare a casa di buon umore.

 

Cosa ci portiamo a casa da questa breve storia?

A parte l’orribile graffio? Una bella lezione, direi: un comportamento negativo, egoistico, istintivo e decisamente ottuso da parte mia, ha scatenato un evento altrettanto negativo che mi si è ritorto contro in brevissimo tempo, senza nemmeno dover aspettare la prossima reincarnazione!

Se avessi agito in modo più consapevole, razionale, aperto, e oserei dire sensibile nei confronti del prossimo, nel mio piccolo avrei potuto influenzare il mio destino e renderlo più favorevole.

Se non è karma questo, non saprei come altro definirlo.

Questo episodio deve essere letto come un invito a non lasciarsi guidare troppo dagli impulsi, da quei meccanismi automatici con cui abbiamo addestrato il nostro cervello giorno dopo giorno, per pigrizia o per abitudine. La calma, la riflessione, e soprattutto l’empatia, si possono dimostrare dei maestri molto più saggi e virtuosi, se abbiamo la pazienza ogni tanto di ascoltarli.

Il fatto è che non li ascoltiamo proprio. Schiacciati come siamo sui nostri bisogni immediati, abbiamo fretta di agire e non riusciamo ad avere una visione chiara e lucida sulle cose che accadono intorno a noi. Sbagliando, continuiamo a sbagliare. Facendo del male, indirettamente, attraverso traiettorie contorte e spesso invisibili, facciamo del male a noi stessi. Come spezzare questo circolo vizioso? Davvero, come vogliono molte religioni orientali, dobbiamo aspettare le prossime vite prima di poterci liberare? E se potessimo, già in questa vita, seminare e raccogliere il nostro karma?

Detto in altri termini, è possibile cambiare il corso degli eventi che mi accadono cambiando “soltanto” il mio atteggiamento verso la vita e verso gli altri?

Se già nel mio orticello, come testimonia l’episodio appena raccontato, posso imprimere una seppur minima svolta alla mia umile esistenza, forse, un passo alla volta, questa può crescere (in positivo, eh?) fino a diventare una slavina.

Non sto dicendo che sia un processo lineare, o una formula magica.

Posso seminare quintali di buone azioni e poi mangiare soltanto la polvere. Ma se mi metto a seminare il male, è certo che non crescerà nulla.

Siamo, al tempo stesso, artefici e vittime, produttori e consumatori di karma.
Anche, e soprattutto, nelle piccole azioni quotidiane. Ogni maledetto giorno.

La prossima volta, mi raccomando, pensa bene a dove parcheggi.