“Supera te stesso e supererai il mondo.”

Sant’Agostino

 

Ai tempi in cui ero adolescente (non so se sia ancora così), si usava mettere ai motorini dei fermi, conosciuti anche come “strozzi” o “strozzature”, per limitare la velocità del mezzo ed evitare così che noi pazzoidi ci schiantassimo, accidentalmente, contro un muro.

Quella sorta di “limitatore” aveva un senso, uno scopo, quello di proteggerci, quello di salvarci la pellaccia, ma c’era un piccolo problema: pare che quei maledetti “strozzi”, a lungo andare, costringessero il motore ad andare troppo su di giri, usurandolo prima del tempo.

Così, per andare più piano, eravamo in qualche modo costretti a percorrere meno strada (e difatti, che io ricordi, tacitamente, venivano quasi sempre rimossi).

Allo stesso modo, nel mondo, i limiti ci vengono imposti, o ce li imponiamo, quasi sempre per una ragione di sicurezza.

Le nostre cellule muscolari, per esempio, hanno un limite di crescita, genetico, che impedisce loro di diventare eccessivamente grosse (mi spiace, maschietti, ma è così), evitando così sovraccaricare e mandare in tilt il delicato sistema di ossa e articolazioni. E poiché il nostro tempo è limitato a ventiquattro ore al giorno, meno quelle dedicate al giusto riposo, è evidente come i nostri comportamenti quotidiani siano già regolati da una sorta di “limitatore interno”. Non possiamo gestire più di tot amici, non possiamo soddisfare più di tot amanti, non possiamo essere attivi su tot fronti allo stesso tempo, e per questo, TAC, inconsciamente o meno, scattano le “strozzature”.

I limitatori più potenti, e subdoli, però, sono quelli che non vediamo all’opera, quelli che, per qualche motivo, abbiamo installato noi stessi. Sono quei limiti camuffati da giustificazioni e dialoghi interni che, a furia di essere detti e ripetuti, diventano la nostra realtà. Quel limiti che si nutrono dei “non posso”, “non ho tempo”, “non ne sono capace”, “che cosa assurda”, “è troppo tardi”, “ah, se solo avessi…”.

Sarebbe molto romantico (e anche molto di moda) dire che la vita non ha limiti, che possiamo ottenere tutto quello che vogliamo, ma, se anche fosse così, se riuscissimo a rimuovere di colpo tutti gli argini di un fiume, gli effetti sarebbero solo distruttivi. I limiti andrebbero perciò riconosciuti, e rispettati, per quello che sono: degli argini sicuri, dei ponti solidi per poter guardare al futuro, dei meccanismi di protezione che andrebbero manomessi con molta, molta cautela, e soltanto quando è il momento giusto di farlo.

In ogni caso, vivere sempre e comunque con un limitatore tra i piedi non è questa grande genialata, in quanto, come detto all’inizio, ci costringerebbe a percorrere meno strada, soffocando a poco a poco le nostre potenzialità e impedendoci di conoscere i nostri reali limiti.

Prima o poi, dunque, dovremo trovare il coraggio di assumerci qualche rischio e togliere quel maledetto “strozzo” così come avevamo fatto, da piccoli, con le rotelle della nostra prima bicicletta. Prima o poi, dovremo trovare il coraggio affinché sia la realtà del mondo, e non la nostra percezione della realtà, a stabilire che cosa possiamo fare e che cosa NON possiamo fare.

Perché noi siamo i nostri limiti e, allo stesso tempo, lo strumento per sfidarli, metterli in discussione e, magari, trovarne di nuovi. Perché anche la persona più audace e spericolata si butta da un aereo con un bel paracadute sulle spalle, e perché anche la persona più audace e spericolata, in fondo, ha imparato a conoscere i propri limiti.